Tutto si fa chiaro 0
Benedetto Lo Piccolo
Finalmente l’acqua.
Quando arrivano questi giorni dell’anno la sera amo rimanere a guardare la natura che offre uno spettacolo unico: saette che si allungano per tutto il golfo, tuoni che prima non senti e tutto ad un tratto rimbombano fragorosamente, il paesaggio è in fermento! L’acqua che cade sulla terra cambia le molecole dell’aria, che assume un odore stupendo, ti porta a pensare, a ricordare. È un momento malinconico in cui la memoria la fa da padrona, ma tu rimani lì catturato da madre natura che ti rinfresca l’animo, ma nello stesso momento ti conduce verso una riflessione profonda.
Davanti all’acqua che cade e il cielo che si illumina violentemente scorrono le immagini del passato lontano e di quello più recente, degli amici che vengono e di quelli che vanno, delle cose buone successe che ti danno gioia e di quelle che invece hanno infranto un’illusoria speranzosa convinzione.
E mentre io sto lì a menar il campo per l’aia, madre natura fa quello che noi non siamo stati capaci di fare: l’acqua, elemento purificatore per eccellenza, oltre a concorrere a formare tre molecole di ossigeno e una di idrogeno, cade per le strade e senza proclami e senza pretese, irriga le piante, pulisce l’ambiente, le vie, le piazze, gli angoli più nascosti, e tu stai lì a pensare: “speriamo che la pioggia cada forte così pulisce tutto, ma proprio tutto!”. Subito dopo ricadi nello sconforto e speri che i tombini non si otturino così da non formare quelle gigantesche pozzanghere i certi punti del paese, sempre gli stessi. E pensi a quante volte quest’estate hai sperato che venisse un violento temporale che ti evitasse di sentirti dire dalla gente quanta sporcizia c’era per le vie del paese e delle piazze.
Oppure pensi a quante volte hai sperato in una bella mareggiata che pulisca la spiaggia. Perché non né puoi più di sentirti “amorevolmente” rimproverato dagli amici che con te godono di quell’incantevole mare che ti rinfresca dalla calura estiva, ma sono costretti ad “inciampare” nelle migliaia di mozziconi di sigarette che ormai sono sbiaditi dal sole e dal sale, o fanno la gincana per evitare i pezzi di carbone dell’anno precedente che “mascarianu” le tovaglie appena distese.
Di conseguenza ti vergogni quando incroci lo sguardo con le persone, di Partinico, di Borgetto, di Montelepre, di Giardinello, di San Giuseppe e San Cipirello, di Camporeale, di Grisì, di Corleone, di Palermo, e di tanti altri paesi limitrofi, che amano la nostra spiaggia e sono disposti, oltre a fare un po’ di strada con l’automobile, a pagare i parcheggi per diverse ore, pur di venire a farsi il bagno a Balestrate.
Sono lì tutti i giorni, ormai li conosci, in qualche caso sai pure chi sono e quando li senti lamentare con frasi del tipo: “peccato una spiaggia così bella trattata così…” ti imbestialisci.
Ma il massimo del malumore arriva quando senti parlare, con le tipiche inflessioni romane, lombarde, piemontesi, venete, toscane, emiliane e via dicendo, quelle famiglie che hanno scelto Balestrate per le loro vacanze. “Speriamo che non manchi l’acqua oggi…. Non riuscivo a passeggiare… che confusione per strada… ma qui nessuno controlla… quanta sporcizia manco in Africa…
Quelle frasi, quei commenti, ti rimbombano in testa e non ti lasciano. Le hai sentite per le strade, per i giardini, per le case, per il mare, per le spiagge, per il bosco… Ovunque!
E ti rendi conto che sei diventato fatalista.
Scoraggiato per la inutile operosità che avevi speso nelle idee e nei fatti.
Eppure avevi previsto come fare per fronteggiare questi problemi, avevi discusso e fatto approvare provvedimenti, messo i soldi per le soluzioni trovate assieme agli altri, ma ti rendevi conto che di tutto ciò che avevi consigliato, discusso e deciso poche cose si erano concretizzate e avevi appena vissuto, dal punto di vista politico, l’ennesima penosa estate.
Alcuni mediocri attori di questa commedia (molto più bravi nella tragedia), hanno deciso di procedere a braccio senza rispettare più il copione che avevano sottoscritto assieme a tutti gli altri componenti della compagnia. E se qualcuno si lamenta che si cambia tutto in corsa, non c’è problema cambiamo attore. Ma come sempre, senza copione, muore la scena e non vedi l’ora di uscire dalle scena, ti auguri perfino che il tuo personaggio muoia pur di uscire di scena.
Fortunatamente il tuono ti sveglia dal torpore nel quale ti aveva fatto piombare la memoria ma grazie alla quale ti sei ricordato che non è cambiato nulla a Balestrate.
E ricominci a sentire il ticchettio dell’acqua che cade, si rinfrescano le idee, si rinfresca la mente, e tutto si fa maledettamente chiaro… per recitare un copione ci vogliono attori che abbiano l’onestà e la lealtà di mantenere fede agli impegni del copione, che abbiano il coraggio di calcare la scena senza tentennamenti, che guardino con rispetto gli altri attori, che sappiano soddisfare le aspettative del pubblico pagante.
E già sono nate nuove prospettive!!!
Benedetto Lo Piccolo



subscribe to comments RSS
Ci sono no commenti per questo post